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Occlusione di branca o della vena centrale della retina

L’occlusione della circolazione venosa della retina è un disturbo frequente visto dallo specialista della retina. Questa patologia è seconda soltanto alla retinopatia diabetica come causa di perdita visiva secondaria a malattie vascolari della retina. Esistono due forme di occlusione venosa retinica: l’occlusione di una branca della vena centrale della retina (BRVO) e l’occlusione della vena centrale della retina (CRVO).

L’occlusione di una delle branche della vena centrale o della vena centrale della retina comporta l’interruzione del drenaggio del sangue che giunge alla retina dalle arterie. Normalmente il sangue passa dalla circolazione arteriosa alla rete capillare e da questa alla circolazione venosa che drena il sangue nella vena centrale della retina. Quando si verifica l’ostruzione di una delle vena che drena il sangue, la pressione all’interno della rete capillare aumenta provocando emorragia e diffusione di liquido e materiale plasmatico nello spessore della retina. Solitamente l’occlusione si verifica nel punto in cui una vena si incrocia con una arteria. La sede dell’occlusione determina la sede di distribuzione e l’estensione delle emorragie.

Tre sono le complicanze della occlusione di branca: edema maculare, ischemia maculare e neovascolarizzazione (crescita anormale di vasi sanguigni). Maschi e femmine sono egualmente colpiti. L’età media è solitamente sopra i 50 anni, sebbene anche pazienti più giovani possono essere colpiti. Fattori di rischio molto importanti sono: ipertensione arteriosa, diabete, fumo di sigaretta, età senile. In alcuni studi il glaucoma è stato identificato come un possibile fattore di rischio. Esistono altre condizione, meno comuni, che sono considerate importanti fattori di rischio quali: iperomocisteinemia, aumentata resistenza alla proteina c attività, deficit di proteina c ed S, anticorpi antifosfolipidi e tutte quelle patologie che possono portare ad un aumento della viscosità del sangue.

Malattie sistemiche su base autoimmune come la sarcoidosi e la tubercolosi sono anche importanti fattori di rischio.
Dato che la maggior parte dei fattori di rischio sono sistemici è bene che il soggetto a rischio venga seguito con visite ravvicinate dal proprio medico di famiglia in modo tale da mettere in atto tutte quelle misure preventive che impediscano l’insorgenza di episodi occlusivi.

La diagnosi di occlusione di una branca della vena centrale della retina solitamente non pone particolari difficoltà per l’oftalmologo che vedrà una dilatazione del sistema vascolare con rigonfiamento (edema) ed emorragie.

Quando la distribuzione della vena occlusa interessa il centro della retina (macula), il sanguinamento, l’essudazione e la diffusione sono responsabili della comparsa della sintomatologia solitamente rappresentata da un calo della funzione visiva e da una riduzione del campo visivo corrispondente al quadrante di retina interessato. Esami indicati in questo caso sono l’OCT e la fluroangiografia retinica
Fino al 3°-6° mese dopo l’evento occlusivo, ci sono spesso molte emorragie retiniche che coinvolgono la macula e rendono difficle una valutazione clinica in termini di prognosi. Dopo i primi mesi può essere utile eseguire una fluorangiografia che serve a meglio visualizzare la circolazione retinica, individuare con esattezza la sede dell’cclusione, identificare eventuali aree di edema maculare e/o di ischemia della retina. Se la fluorangiografia e l’OCT indicano che l’ischemia è la causa della ridotta funzione visiva, allora è molto difficile sperare in un recupero funzionale.

Molto spesso la funzione visiva è ridotta per la comparsa di edema maculare. L’edema si sviluppa come conseguenza dell’aumento della pressione nel letto capillare che determina un aumento della permeabilità e conseguente stravaso di siero e  sangue che si accumula nello spessore della retina in particolare nel centro della retina, la macula. L’edema maculare che insorge dopo occlusione venosa può essere curato in modo molto efficace con una iniezione intravitreale di Ozurdex (microcompressa a lento rilascio di cortisone) oppure con le iniezioni intravitreali di Lucentis o Eylea.

La complicanza decisamente più seria della occlusione venosa retinica è la neovascolarizzazione. Nei casi in cui ci sia una grossa componente di ischemia della retina conseguente ad una imponente chiusura della rete capillare, si può verificare la crescita di nuovi vasi sanguigni come stimolo compensatorio per il ridotto apporto di sangue. I vasi neoformati possono crescere un pò ovunque, retina, iride, angolo sclerocorneale. Nel caso in cui crescano sulla retina predispongono a emorragie nella cavità vitreale (emovitreo) e distacchi retinici trazionali. Nel caso si sviluppino sull’iride e/o sull’angolo iridocorneale si può verificare un cronico aumento della pressione intraoculare (glaucoma neovascolare) che porta col tempo ad una perdita totale della funzione visiva ed eventualmente a forti dolori.
L’unico rimedio alla neovascolarizzazione è il trattamento laser che si è dimostrato efficace nel fermare la crescita dei nuovi vasi e anche nell’indurne la regressione.

Anticoagulanti come l’aspirina, coumadin e eparina non si sono dimostrati efficaci nel prevenire o gestire le complicanze della occlusine venosa retinica.